RAGIONI DEL DIBATTITO
31 OTTOBRE 2025
I primi giorni di ottobre abbiamo appreso da La Repubblica che sarebbe stato divulgato l'audio di una conversazione privata, avvenuta via telefono fra Asia Vitale e Gioacchino Gargano; quest'ultimo si sarebbe premurato di registrarla e diffonderla mezzo stampa, social e media.
La trasmissione Le Iene le ha dato modo di ascoltarne il contenuto - che disconosceva perché operazione avvenuta a sua insaputa, per mano del podcaster.
Intervistato per spiegare le ragioni di questo comportamento, afferma che ha provveduto alla registrazione perché riteneva vi fossero elementi utili per uno sconto di pena dei sette stupratori - già condannati in giudicato perché hanno scelto il rito abbreviato, godendo così dell'abbattimento di pena e rinunciando ai tre gradi di giudizio. L’unico che aveva deciso di ricorrere all’appello, lo ha perso questo ottobre 2025 e si è visto riconfermare la sentenza di primo grado.
Ha dato modo ai legali della controparte di ascoltarne il contenuto, mentre sarebbe ancora in corso la perizia che ne accerti autenticità e assenza di manipolazioni.
Incalzato dalla giornalista Roberta Rei, non è in grado di rispondere se il perito sarà da lui pagato o dalle famiglie degli stupratori - alla domanda lecita, ovvero che tutto questo suscita non pochi dubbi poiché sembra sia stato da loro assunto per ottenere tale "prova", Gioacchino Gargano nega ogni legame o conoscenza con le famiglie dei sette e si appella al suo solo senso di giustizia personale.
Nota legale
Le osservazioni si riferiscono esclusivamente a dichiarazioni pubbliche e comportamenti mediatici dell’intervistato, considerato nella sua veste di figura pubblica, e non alla persona privata. Rientrano pertanto nel legittimo esercizio del diritto di cronaca, di critica e di opinione, ai sensi degli artt. 21 della Costituzione italiana e 51 del Codice Penale. Le informazioni riportate hanno esclusivamente finalità documentale e di interesse pubblico. Ogni riferimento a soggetti o fatti è corredato da riscontri oggettivi, tratti da fonti accessibili o da dichiarazioni pubbliche verificabili. Ai sensi dell’art. 70 della Legge n. 633/1941, l’eventuale utilizzo di citazioni, estratti, immagini o contenuti audiovisivi è effettuato a scopo di informazione, analisi e discussione, nei limiti consentiti e senza alcun fine di lucro.
Il giorno dopo, pubblica una carrellata di stories Instagram dove afferma che Asia avrebbe toccato la persona sbagliata e che avrebbe fatto uscire altro se lei non si fosse limitata a tacere - da adesso in poi, ammettendo le sue colpe, come già fatto a Le Iene.
Nella notte di quella stessa sera, avvia una diretta su TikTok dove dà modo e spazio d'intervenire a diversi utenti. Il tenore è denigratorio verso Asia Vitale, ma vi è anche una chiara critica allo Stato che avrebbe sbagliato: sarebbe stato manipolato da una vittima certa di stupro, per sentenza. La durata supera le cinque ore, gli interventi evidenziano ragionamenti problematici su comprensione del consenso, minorata difesa e il limite che la libertà di parola e di critica impone a tutti noi.
Per fortuna, tutto questo è stato registrato dalla streamer Anna Manna che si occupa di divulgazione e infotaiment su temi di attualità e sociali, founder di "WE MATTER", che lo ha messo a disposizione sui social come documento.
Alla luce di questo, ho deciso di riunire le storiche avvocate che hanno contribuito nel corso della loro carriera a far sì che nessuna persona e nemmeno la legge potesse più deligittimare uno stupro, in quanto da 29 anni diventato un reato contro la persona e non più verso la morale. Hanno accolto la mia preoccupazione di un possibile precedente per le future o attuali vittime di stupro che vedono un singolo cittadino - non coinvolto nel caso - intervenire mezzo stampa, social e media. Hanno anche potuto ascoltare, oltre alla stessa Asia presente in live come spettatrice cui è stata negata la possibilità d'intervenire a sua stessa difesa, affermazioni umilianti e colpevolizzanti cui si sono potute ritrovare.
È necessario mettere un punto su questa delicata circostanza e lasciare il riservo alla legge di compiere il suo corso, secondo i mezzi già a disposizione affinché questo avvenga - che garantiscono la tutela della privacy dei coinvolti.
Non sarà un dibattito sullo stupro di Asia, non necessario in quanto già sentenziato e concluso, né un tantomeno un attacco contro Gioacchino Gargano. Ha ad oggetto la figura pubblica e il comportamento mediatico del personaggio, non la persona privata, e si svolge nel pieno rispetto della dignità individuale e delle norme in materia di diritto di critica e libertà di espressione (art. 21 Cost. e art. 51 c.p.).
Le cinque avvocate invitate, risponderanno anche alle posizioni espresse e gli interventi riconducibili alla cosiddetta cultura dello stupro, cui il personaggio ha dato visibilità nei propri spazi digitali. L’analisi verterà sulla responsabilità comunicativa e sull’impatto pubblico dei messaggi diffusi, non su aspetti personali o privati - da un punto di vista meramente legale e super partes.
È ora che la parola sia data ai custodi della legge.
Nota legale
I fatti riportati derivano da materiale di pubblico dominio, reperibile su social network o da fonti giornalistiche verificabili – vere o ragionevolmente ritenute tali al momento della pubblicazione. Sono tratti da materiale pubblico o da dichiarazioni dirette dei protagonisti. Ogni affermazione è stata formulata nel rispetto del principio di buona fede e con finalità di interesse collettivo, non diffamatoria. Le opinioni espresse rientrano nel legittimo esercizio del diritto di cronaca e di critica, ai sensi degli artt. 21 Cost. e 51 c.p. Ai sensi dell’art. 70 L. 633/1941, l’utilizzo di citazioni, estratti, immagini o contenuti audiovisivi è effettuato per finalità di informazione, analisi e discussione, nei limiti consentiti e senza scopo di lucro. Le informazioni hanno esclusivamente finalità documentale e di interesse pubblico. Ogni riferimento a soggetti o fatti è corredato da riscontri oggettivi tratti da fonti accessibili o da dichiarazioni pubbliche.
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LUGLIO 19
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C.O.D.I.
Coordinamento Operatrici del Diritto e dell'Informazione
Associazione, costituita nel 1990, a seguito dello "stupro di Piazza Navona" del 1988 che ha visto coinvolta Marinella.
È nata a supporto dei Diritti delle Donne.
È stato un movimento spontaneo, figlio della rabbia e dei tempi cupi che si respiravano nell'aule di giustizia penale nei casi di violenza sessuale. Era un periodo di escaletion preoccupante e di oscurantismo mediovale: giudici e difesa degli imputati si muovevano all'unisono. È stata costituita da avvocate, magistrate e giornaliste.
Sono state raccolte le firme presso il Tribunale Civile di Roma con una partecipazione così massiccia da doverne escludere alcune dallo Statuto, purtroppo, in quanto il numero sforava di gran lunga il minimo richiesto per la costituzione.
Oggi sciolto poiché evoluto nelle attuali formule di supporto alle Donne di cui è stato precursore.




